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Il traduttore è un ponte e le parole sono stanze

Sono rimasta colpita da due brani del “Manuale del traduttore” di Bruno Osimo, che sto studiando per un esame.

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Lisbona, Ponte 25 de Abril.

Se il traduttore è un ponte tra due sistemi della semiosfera, e alla mediazione culturale del traduttore ricorrono coloro che non hanno la capacità individuale di mediazione per passare autonomamente da un mondo all’altro, bisogna vedere fino a quale punto del ponte il lettore viene condotto per mano dal traduttore, e fino a che punto è il mondo altro a essere semplificato e addomesticato in modo da apparire più vicino. Perché, in sostanza, è in queste due direzioni che l’opera mediatrice del traduttore si esplica: da un lato fornisce direttamente al lettore gli strumenti per affrontare un testo altrimenti inaccessibile; dall’altro, ricostruisce il mondo da scoprire, lo traduce in termini più familiari, lo rende comprensibile semplificandolo. Nel primo caso accompagna il lettore lungo il ponte, nel secondo crea degli effetti speciali che fanno apparire il mondo inaccessibile più vicino.

Tutta l’opera di addomesticamento che il traduttore non compie, è strada in più che deve essere percorsa dal lettore, e perciò, a seconda di quanto il lettore modello della cultura ricevente venga considerato capace e attrezzato per affrontare la realtà del mondo altro, il traduttore sarà nei suoi confronti più o meno paternalista, producendo un testo più o meno ghiotto di novità, più o meno liscio, scorrevole. Un testo è scorrevole non soltanto quando la sintassi e il lessico sono consueti, ma anche quando gli elementi culturali che vi si incontrano sono familiari. (pag. 55-56)

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Vincent Van Gogh, La camera di Vincent ad Arles, 1888.

Immaginiamo la parola come una stanza prefabbricata che ha pareti, su ciascuna delle quali è una finestra, con una visuale diversa da quella delle altre, più o meno diversa a seconda dell’angolazione delle pareti (= la distanza semantica tra le accezioni) e dell’omogeneità del paesaggio (= campo semantico). La traduzione sarà un edificio composto da un certo numero di queste “stanze prefabbricate”. In due lingue non esistono mai due parole-stanze che hanno lo stesso numero di finestre e con lo stesso orientamento, perciò il traduttore, nell’edificare la sua versione, deve scegliere la stanza che ritiene più adatta; ma così facendo […] impedisce al suo lettore di guardare da certe finestre e di vedere certe prospettive, e nel contempo gli permette di guardare da finestre che l’autore non aveva previsto. (pag. 80) 

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Translation Quotes / Citazioni sulla traduzione

Let’s start with a post about all my favourite quotes on translation and interpreting.

Inauguriamo il blog con un post contenente tutte le mie citazioni preferite sulla traduzione e l’interpretazione.

  • Nel 1968 e 1969 “Lo scherzo” fu tradotto in tutte le lingue occidentali, ma con quali sorprese! […] In un altro Paese incontrai il mio traduttore, un uomo che non sa una parola di ceco. Gli ho chiesto: “Allora come ha fatto a tradurre il libro?”. E lui mi rispose “Con il cuore”, e ha tirato fuori una foto dal portafoglio. (Milan Kundera)
  • La vita di ogni creatura potrebbe dipendere un giorno dalla traduzione istantanea e precisa di una singola parola. (Paul Engle)
  • Translating is communicating. (Eugène Nida)
  • Without translation, there is no history of the world. (L. G. Kelly)
  • An interpreter is like a mathematician. She approaches language as if it were an equation. Each word is instantly matched with its equivalent. (Kim)
  • Communication is the very raison d’être of interpreting. (Vuorikoski)
  • Translating a poem, if the creator is a craftsman, is like rescoring a piece of music for a different kind of musical ensemble. (Smith)
  • Per tradurre un libro bisogna essere disposti a trasferirsi armi e bagagli nel libro stesso, e poi a restarci dentro: al libro, alla storia e anche all’autore, con il suo carattere e la sua vita, che non possono essere ignorati, visto che si dovrà conviverci almeno tanto a lungo quanto dura il lavoro di traduzione: dunque mai per poco tempo. (Laura Bocci)
  • What I very much admire in interpreters is their unending curiosity, their boundless thirst for knowledge and their almost painful precision of their work […] But without a doubt all interpreters love talking. That certainly seems to be linked with the profession. Some of our interviewees have described this spontaneity of communication as déformation professionnelle. (David Bernet)
  • Interprète, mon frère, pour le client, l’auditeur, le seul orateur, c’est toi! (J.-D. Katz)
  • Mentre un cattivo traduttore fa tutto il possibile per tradurre parola per parola, un buon traduttore si distacca dalla versione letterale solo quando questa è evidentemente inesatta. (Peter Newmark)
  • Il traduttore non deve comprendere solo l’ovvio contenuto del messaggio, ma anche le sottili sfumature di significato, i valori emotivi importanti delle parole e le caratteristiche stilistiche che determinano il “sapore e la sensazione” del messaggio […] In altre parole, oltre a conoscere due o più lingue coinvolte nel processo traduttivo, il traduttore deve conoscere a fondo l’argomento in questione. (Eugène Nida)