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Come preparare il Proficiency

proficiency

The Basics

L’esame Cambridge Proficiency verifica la conoscenza della lingua inglese al livello C2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per la conoscenza delle lingue (CEFR): essendo a un livello avanzato, un’adeguata preparazione è indispensabile per superarlo e ottenere la relativa certificazione. Conosciuto anche come Certificate of Proficiency in English (CPE) o C2 Proficiency, l’esame consiste di cinque prove:

  • Reading + Use of English (un’ora e mezza),
  • Writing (un’ora e mezza),
  • Listening (40 minuti),
  • Speaking (16 minuti).

Ciascuna prova è divisa in più parti e, solitamente, le prime quattro prove si svolgono nello stesso giorno, mentre lo Speaking in un altro. Ulteriori informazioni sulle prove dell’esame sono disponibili sul sito Cambridge English Assessment.

L’esame si considera superato se si ottengono almeno 200 punti (il massimo è 230): in questo caso, si ottiene una certificazione di livello C2, con votazione A (da 220 a 230 punti), B (da 213 a 219) o C (da 200 a 212). Se, invece, il punteggio ottenuto è tra 180 e 199, si riceverà una certificazione che attesta la conoscenza dell’inglese al livello inferiore (C1).


Are you ready?

Se non sei sicuro di quale possa essere il tuo livello di conoscenza dell’inglese, ti basta fare un test online gratuito che ti permette di sapere quale esame faccia al caso tuo. Per quanto riguarda il Proficiency, il sito Cambridge English Assessment lo consiglia ad adulti che possiedono almeno un livello C1 (attenzione, qui non s’intende il C1 Advanced/CAE o un esame di pari livello, ma la conoscenza della lingua a un livello C1).


Libri di testo (e non solo)

Un buon punto di partenza è un libro che ti insegna come svolgere le prove dell’esame. Tra i libri più conosciuti di questo genere, ci sono Objective Proficiency (che sto usando io stessa per prepararmi) e Proficiency Masterclass, ma ho sentito parlare molto bene anche di Expert Proficiency

Comunque, i libri appena citati non si focalizzano più di tanto sulla grammatica, perché solitamente a un livello avanzato si dà per scontato che si conoscano bene le regole di grammatica di base. Per quanto riguarda le costruzioni grammaticali più complesse, le puoi trovare in alcuni libri di grammatica livello avanzato, come Advanced Grammar in Use o Destination C1 & C2. Personalmente, consiglio il primo libro, lo trovo di ottima qualità: avendo usato l’edizione per studenti di livello intermedio in passato ed essendomi trovata bene, non ho esitato ad acquistarlo.

Per superare il Proficiency è molto importante familiarizzarsi il più possibile con la struttura dell’esame: a questo scopo, puoi utilizzare i libri con le prove di esame degli anni precedenti (come questo), o anche dei practice tests scaricabili gratuitamente dal sito Cambridge English Assessment.

Un altro testo che può esserti utile è Common Mistakes at Proficiency, che tratta gli argomenti su cui si tende a sbagliare all’esame.

Inoltre, al livello C2 è fondamentale conoscere (se non approfondire) le collocations (combinazioni di parole), le espressioni idiomatiche (idioms),phrasal verbs e, in generale, il lessico (vocabulary) – quest’ultimo deve essere il più ampio e vario possibile. Esistono dei libri specifici a riguardo con gli esercizi, come English Collocations / Phrasal Verbs / Idioms / Vocabulary in Use. Esiste anche un Dizionario inglese-italiano dei phrasal verbs, utilissimo quando vogliamo conoscere il significato di un phrasal verb in particolare in italiano o dobbiamo fare delle traduzioni.

Dunque, i libri di testo servono, ma non è necessario prenderli tutti, dipende dalle tue necessità. Secondo me, quelli davvero indispensabili, sono quelli che ti insegnano a fare gli esercizi degli esame, una grammatica livello avanzato e i test degli anni precedenti. In ogni caso, bisogna praticare la lingua il più possibile, leggendo libri o quotidiani in inglese, guardando video o serie TV/film in inglese, e interagendo con parlanti madrelingua. Practice makes perfect.


Risorse e link utili

La mia playlist di YouTube – English C2 Proficiency

Trucchi Londra – Come preparare l’esame Proficiency per conto tuo e I migliori libri per il livello C2

Flo Joe e Exam English (siti con esercizi)

Linking Words (lista di connettori)

Gruppo Facebook C2 Proficiency (CPE)

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Il code switching e altre storie

Ieri sera ero al supermercato quando, all’improvviso, quest’ultimo viene “invaso” da un gruppo numeroso di turisti stranieri, circa una trentina di persone che parlavano una lingua che mi sembrava slava (Russo? Polacco? Non avendole mai studiate, non saprei distinguerle). Tra gli articoli che avevano messo nei carrelli, c’erano prodotti locali, birra, limonate e preparati per panna cotta, per non parlare del preparato per la cioccolata calda (e pensare che siamo a luglio!!!) che aveva preso una signora.

Cosa mi succede: comincio a pensare in due lingue contemporaneamente, sia in italiano che in inglese, forse perché il mio cervello si stava preparando all’eventualità di dover comunicare con queste persone, magari per dire “Mi scusi/scusate, permesso” o cose di questo genere. La cassiera mi chiede qualcosa e io rispondo “Yes”, poi mi fa notare che, per distrazione, mi ero dimenticata di pesare un sacchetto al reparto ortofrutta ed esclamo “Oh my!”. Vado a pesare il sacchetto in questione e penso: “Che codice è?”. Leggo il codice, era il 22 ma, invece di “ventidue”, penso “twenty-two”. Non l’ho neanche fatto apposta, mi è venuto spontaneo!

Questo fenomeno si chiama commutazione di codice (o code switching), e si può verificare in chi conosce più di una lingua o dialetto. L’Enciclopedia Treccani spiega benissimo (in modo esaustivo, direi) la definizione di questo termine, con vari esempi, e la differenza con il code mixing. 

Di recente, mi hanno contattata chiedendo informazioni su come fare un’analisi traduttologica. Tempo fa avevo scritto un post a riguardo,e sento la necessità di “ampliarlo” in questo post, a mo’ di postilla, consigliando alcuni libri a chi deve cimentarsi con questo tipo di analisi. Entrambi i libri a cui mi riferisco utilizzano un approccio pratico, quindi non sono la solita raccolta di teorie della traduzione; inoltre, riportano degli esempi di procedimenti traduttivi e di come differiscono alcune caratteristiche (ad esempio, grammaticali) delle lingue prese in esame.

Il primo libro che consiglio si rivolge a chi ha l’inglese nella propria combinazione linguistica: “Tradurre. Manuale teorico e pratico” di Paola Faini, edito da Carocci.

Il secondo libro, invece, può essere molto utile ai francesisti: “La pratica della traduzione. Dal francese in italiano e dall’italiano al francese” di Josiane Podeur, edito da Liguori. Ho appena visto su Amazon che è disponibile anche in formato e-book.

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The Melody of Languages

In un post del suo blog Transtextuel, C. P., traduttrice dall’italiano al francese, ha parlato del fascino che possono suscitare parole di una lingua alle orecchie di coloro che non la parlano come lingua madre (e che ne sono appassionati). Lei narra un episodio in cui le è capitato di ascoltare alcuni parlanti di madrelingua italiana e le sensazioni che ha provato. Questo episodio le ha fornito uno spunto per una riflessione sulle lingue, che affascinano chi decide di impararle sin dal primo momento. Trovo questo suo articolo interessante perché, a parte il fatto che si parla dell’italiano dal punto di vista di un parlante straniero, non posso far altro che concordare ciò che C. P. ha scritto solo che io, essendo di madrelingua italiana, provo le stesse identiche cose con le lingue che studio, specialmente con l’inglese.

Ecco la mia traduzione del post che C. P. ha scritto: “Rêverie d’une traducteuse : la mélodie des langues“.

Fantasticherie di una traduttora: la melodia delle lingue

Alcuni mesi fa mi trovavo in presenza di italiani che conversavano tranquillamente tra loro mentre ero in pausa. Raccoglievo alcuni spezzoni della conversazione. Una ragazza stava raccontando un aneddoto qualunque, quando il mio interesse si spostò dal suo discorso al suo timbro di voce caldo, vibrante, acuto.

Da un secondo all’altro, non so come, mi sono staccata dalle mie conoscenze linguistiche, estasiata dall’ascolto di questa lingua che amo tanto per la sua musica, il suo ritmo, la sua estensione, attraverso quella voce deliziosa. Così, mi sono lasciata cullare dal canto dell’italiano senza afferrarne le parole, esultando per essere tornata a quel piacere fondamentale: il suono della lingua, spogliata dai significati. Ero stupita.

Imparando di più e facendo più pratica, questo si verifica più raramente. Potrei distaccarmi dall’inglese fino a dimenticarne il senso? Non so come il francese risuoni alle orecchie degli stranieri, probabilmente non lo saprò mai, questa mia curiosità resterà insoddisfatta. A volte questo piccolo rammarico s’insinua nella mia mente, quando le risorse multimediali, le chiacchiere con dei conoscenti o le voci che sento per strada danno questa gioia ai miei timpani: il fascino che risiede nella melodia delle parole incomprese.

Anche altri traduttori hanno queste fantasie?

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Questo, invece, il mio commento al suo post (tradotto in italiano):

“Sono talmente abituata al suono della mia lingua madre che sono molto contenta quando ho l’occasione di sentire qualcuno parlare una lingua diversa dalla mia (e alla TV o alla radio non è la stessa cosa)! Talvolta sono tentata a partecipare alla conversazione, ma non lo faccio spesso… dipende dalla situazione.

Quando ho cominciato a studiare l’inglese, pensavo che le parole inglesi avessero un certo fascino. Avevo voglia di imparare più parole possibile e amavo leggere i dialoghi che erano sul mio libro! Ero talmente curiosa che tentavo di leggere anche i dialoghi che non avevo ancora studiato”.